Elezioni europee 2009
È stata al minimo storico la percentuale dei votanti alle elezioni europee 2009, pari al 43% nei 27 stati dell’Unione Europea. I seggi vengono ripartiti in maggioranza tra PPE-DE (Partito Popolare Europeo – Democratici Europei), che si conferma primo gruppo conquistandone 267 e PSE (Partito Socialista Europeo) che ne occuperà 159 (vedi grafico). L’Italia ha eletto 72 deputati, come l’Inghilterra e la Francia. La Germania, con i suoi 90 milioni di abitanti, ha diritto ad essere rappresentata da 99 deputati. Malta, il paese più piccolo, ne avrà solo 5.
La tendenza generale che emerge dalle elezioni europee è la prevalenza dei partiti di destra, centrodestra o conservatori; un’avanzata dei movimenti xenofobi o euroscettici (soprattutto nei paesi dell’Est) e un ben più grave calo del PSE che lascia 58 seggi. È anche da segnalare l’affermazione del “partito dei pirati” svedese, che riesce a strappare un seggio a Strasburgo. In Italia, la percentuale dei votanti è stata del 66.4%, in calo rispetto all’affluenza elettorale delle europee 2004, che si attestava al 71%. Il Pdl riceve il 35%, raccogliendo così un risultato inferiore alle attese, come afferma pure Daniele Capezzone, portavoce del partito; mentre il PD il 26%. Grande successo per IDV, che raggiunge l’8%, Lega Nord che arriva al 10% e UDC con il 6% di voti ricevuti. L’Autonomia (Storace, Lombardo e pensionati italiani) non riesce a superare le soglie di sbarramento raccogliendo solo il 2% dei voti e, cosa ancor più “dolorosa”, la Sicilia preferisce votare per il PDL, che ha raggiunto il 36% dei voti, piuttosto che per la coalizione dell’MPA, che avrebbe direttamente rappresentato la nostra regione a Strasburgo. Ma nella confusione siciliana, la nostra amatissima Catania non perde il senso dell’orientamento e continua a rivelarsi roccaforte del Presidente della Regione che riceve 20.217 voti superando di circa 2.500 preferenze il presidente del consiglio. Molti di coloro che si sono candidati, però, non sarebbero compatibili con la carica di europarlamentare; infatti la legge europea dice che può candidarsi (se eletto dovrà fare una scelta su quale carica ricoprire per incompatibilità di mandato) un membro del governo di uno Stato dell’Unione; un deputato alla Camera o un senatore; il presidente di Regione o Provincia, un consigliere regionale; un sindaco di un comune con più di 15mila abitanti o un membro di altre istituzioni dell’Unione Europea (Commissione, Corte di giustizia, Banca centrale).
Visto il forte astensionismo di queste elezioni, ricordiamo che il voto è importante in quanto rende il popolo sovrano e il 21 giugno siamo tutti chiamati ad andare a votare per il referendum.
Elisa Passalacqua