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UN TOSON PER SANT’AGATA

CATANIA - Fra i tesori dell’arte orafa medievale pervenutici, il busto reliquiario di S. Agata è uno dei più belli. Nel medioevo con Carlo Magno  si ebbe una rinascita della  statuaria e quindi l’affermarsi della figura umana limitatamente alle rappresentazioni di Gesù, Maria e degli Apostoli.
Solo dopo il sinodo di Parigi dell’869 si avrà tolleranza per la riproduzione di altre immagini.

STORIA DELLA TOREUTICA - La toreutica ebbe un grande sviluppo ed una maggiore libertà di espressione soprattutto nel sud delle Gallie dopo lo smembramento dell’impero carolingio.
In Aquitania  e sulle vette dell’Alvernia vennero realizzate statue –reliquiario, attingenti a reviviscenze pagane,  dalle forme ibride di ricettacoli antropomorfi e di dei Celti raffigurati a mezzo busto. Una evoluzione nella realizzazione dei busti-reliquiari in senso più naturale si ebbe intorno al XIV sec. soprattutto nelle officine più importanti del tempo come quelle di Limoges.

I laboratori sul Reno, sulla  Mosa e quelli limosini andarono diffondendo l’impiego della smaltatura dapprima sul cloisonné bizantino e successivamente con la tecnica dello champlevé distesa su tutta la superficie dell’oggetto. La bellezza delle opere realizzate risalta maggiormente appunto per lo smalto colorato. Gli accostamenti nitidi del verde turchese e bianco o del rosso verde e giallo o del rosso blu e bianco sono tipici dello smalto limosino.
In Italia, Siena già agli inizi del XIV sec. ebbe un posto preminente nell’oreficeria europea.
Gli orafi senesi giunsero in Francia, Spagna, Inghilterra ecc. dove a contatto col  gotico profusero la loro opera. I loro reliquiari ebbero una caratterizzazione così naturalistica da sembrare veri e propri ritratti come quello di S. Agata.  Il busto-reliquiario  della Patrona di Catania fu realizzato in argento sbalzato, oro, smalti e gemme dal senese Giovanni Di Bartolo nelle officine di Limoges nel 1376.
Il procedimento fu quello tradizionale di rivestire di placche metalliche un’anima di legno grossolanamente sbozzata. La maggiore difficoltà risiedette nel procedimento di martellatura e cesellatura che richiese particolare destrezza.  Proprio sulla base del reliquiario  si trova una iscrizione in latino che riporto tradotta, dove si legge la data di realizzazione , il nome dell’artefice e quella dei committenti:
Quest’opera nel nome della Vergine Agata, iniziata al tempo in cui Marziale fu vescovo nella città di Catania e pastore, Elia il successore la  portò a termine. Entrambi Limoges illustre dette alla luce. L’artista- lo fabbricò Giovanni, famoso nell’arte- Bartolo è il genitore , cui è patria la celebre Siena: mille tre volte cento dal parto della Vergine Madre  e settanta e sei sono gli anni che trascorsero. 
  Sotto la scritta frontalmente al reliquiario è lo stemma del  papa francese Gregorio XI , Pietro Roger dei conti di Beauffort che ha un campo d’argento diviso da una banda d’azzurro con sei rose rosse disposte due più una nel campo a destra e tre in fila nel campo a sinistra.  Sopra la scritta invece si trovano gli stemmi di Catania, quello della casa reale  d’Aragona con ai fianchi le aquile nere coronate in campo d’argento a ricordo della casata  Sveva di Sicilia ( Pietro d’Aragona aveva sposato Costanza, figlia di Manfredi,  erede  della dinastia sveva), e lo stemma della famiglia Aragona di Sicilia.
Ai lati di questi tre  stemmi si trovano due placche dove sono raffigurati i vescovi committenti.
 A sinistra è il vescovo Elia reggente il pastorale con accanto il suo stemma retto da un angelo.
Lo stemma è partito , nel cantone di sinistra nel campo d’azzurro è un lampo d’argento mentre nell’altro è un’aquila rossa in campo d’argento. Speculare a questa  placca sull’altro fianco del reliquiario  è la placca dove è raffigurato il vescovo Marziale reggente il pastorale con al lato  il suo stemma sorretto anche qui da un angelo.  Lo stemma interzato ha un campo d’argento con una fascia d’azzurro con tre rose in  capo e tre ermellini in punta. Sul retro del reliquiario sono riprodotti nella fascia centrale sopra la scritta di nuovo gli stemmi dei vescovi con al centro altro stemma di incerta attribuzione che comunque per posizione deve avere importanza  particolare. Alcuni studiosi hanno pensato allo stemma della reale casa normanna ipotizzando qualche grossolano restauro.
Lo stemma di casa normanna ha un campo azzurro con una fascia in due tiri a scacchi d’argento e di rosso mentre quello presente sul reliquiario  di S. Agata è con una banda in tre tiri  a scacchi d’oro e d’argento sempre in campo d’azzurro. Se avessero aggiunto una terza fila di  scacchi avrebbero alterato la dimensione del campo che invece è completo.  Piuttosto potrebbe essere mancante qualche elemento, infatti nel campo sulla punta, nella foto esaminata, sembra esservi una palla nascosta dallo smalto azzurro.  Questo però potrebbe essere anche un semplice rigonfiamento.

Nel tesoro di S. Agata esposto sul reliquiario il prezioso più discusso è proprio la corona che la tradizione vuole donata da re Riccardo Cuor di Leone.  Questa è costituita da tredici piccole placche rettangolari unite da cerniere. Ogni placca è sormontata da un giglio ornato di perle. Si discute circa la datazione e l’attribuzione. Secondo alcuni studiosi è solo una leggenda che la piccola  corona sia  un dono di re Riccardo Cuor di Leone  e che la corona sia  da attribuire ad un orafo italiano della fine del XIV sec.
Confrontando la corona con quella di Lotario del Sacro Romano Impero anch’essa realizzata con placche incernierate, con quella ferrea  del Duomo di Monza e quella di Monaco, d’arte inglese , dello  Schatzkammer,  del  1402 si notano sia elementi  romanici che moderati elementi gotici: foglie di acanto sulle placche accolgono pietre gemme. I gigli ornati da perle successivamente furono arricchiti di altri monili.
Non è quindi da escludere  una datazione degli inizi del XIII sec.
L’oggetto più antico insieme forse alla corona è un anello in rame dorato con una grossa pietra rossa  rettangolare. Sull’anello vi sono le chiavi papali e lo stemma dei Visconti , una biscia che ingoia un bambino e le iniziali P.G. riferite probabilmente a papa Gregorio X (Teobaldo Visconti di Piacenza papa dal 1272 al 1276).
L’anello è posto alla base del bastone  proprio sotto la mano della Santa. Gli  anelli in gran numero furono i primi doni votivi che ricopersero il reliquiario della santa e fra questi  se ne ricorda uno donato il 12 febbraio 1673: “Un anello con nove smeraldi a quadretto e due altri smeraldi alla punta della virghetta , in tutto   numero di undici, presentato alla gloria della Santa nell’ultimo della vita del quoddam D. Prudenzio Perez, Castellano di questo castello Ursino.” La croce su un bastone di Argentorato che sostiene la santa con la mano destra è in oro e smalti . Su di essa vi sono dieci smeraldi che forse erano appartenuti alla croce vescovile di monsignor Secusio. Alla base della croce sul bastone sono attaccati due anelli: uno con 14 diamanti con al centro uno zaffiro donato da  Zappalà e l’altro con sedici brillanti con un grosso smeraldo al centro.
Campeggia al centro del reliquiario una croce pettorale del XVIII sec. che fu un dono dell’arcivescovo Francica Nava  con 11 grossi smeraldi contornati da brillanti . A sinistra di questa croce si  trova   altra croce pettorale di fattura siciliana in oro smeraldi e brillanti donata per atto testamentario redatto a Palermo il 13 ottobre 1793 dal vescovo di Catania Salvatore Ventimiglia: ” …Voglio però che a tenore della consuetudine di suddetta Chiesa di Catania la suddetta mia croce vescovile di smeraldi e di brillanti, e l’anello compagno siano posti alla statua d’argento della gloriosa S.Agata  senza che se ne potessero servire li vescovi miei successori; ordino però, e voglio, che in caso di pubblica necessità, e di bisogno del popolo si debbano vendere la detta croce, ed anello col consenso del vescovo, e del capitolo, per distribuirsene il prezzo in alimento dei poveri solamente e non in altro modo”. Sul lato sinistro della croce pettorale dono del del Vesovo Francica Nava si trova una spilla del XVI sec. in oro smalti pietre gemme e perle che raffigura una vittoria alata che tiene una palma e dei fiori . Il corpo della vittoria è realizzato con una grossa perla scaramazza. Questa particolare spilla fa pendant con un’altra appesa sul lato opposto della croce raffigurante una sirena  che sostiene un sole. Fra le numerose collane indubbiamente colpisce quella su cui è appeso un Toson d’Oro  simbolo del più prestigioso ordine cavalleresco del rinascimento .
La collana viene attribuita ad un orafo siciliano. In oro, pietre  gemme e smalti nell’inventario del 1625 viene  ricordata con “struzzo pendente” e non con il “Toson” che però viene ricordato (appeso alla collana) nel repertorio del 1829: “Una eccellente collana del tosone del vello d’oro ordine spagnolo composto di dodici  pezzi smaltati grandi di ciascheduno  in centro stavvi una doppietta ed un pezzo de’ quali vi sono dieci belle perle. Questa un tempo del vicerè D. Ferdinando La Cunea e lasciata poscia alla concittadina Vergine”. Il collare le cui  volute  emulano  B contrapposte  potrebbe essere benissimo quello originale del Toson dove le B contrapposte ricordano il luogo dove l’ordine fu fondato cioè Bruges.  Nel repertorio del 1829 si legge “Toson d’Oro reale  denominato il vello d’oro espressamente la pecora, dell’una e dell’altra faccia diamanti di fondo di n°116 e 35 rubini sopra oro legate per ordine istituito da Filippo il Buono in Ispana once 1, trappesi 11”. I Toson d’oro esistenti non sono numerosi ma quello di S. Agata è l’unico ad essere così riccamente ornato.
 Tutti i Toson sono dei semplici  arieti in oro con la schiena  ricurva appesi ad un collare -detto appunto del Toson- dove sono degli acciarini in oro raffigurati sprigionanti fiammelle. Al Toson di S.Agata  è probabile che i brillanti quindi siano stati aggiunti . Sugli acciarini su cui vengono appesi i Toson era ammesso l’uso di pietre preziose  così come è stato per quello di S.Agata dove il rosso dei rubini rappresenterebbe  le fiammelle sprigionate dallo strumento.  
 L’ordine del Toson d’Oro fu istituito il 10 gennaio 1429 da Filippo III di Borgogna a Bruges e  ne furono insigniti re, imperatori e grandi principi. Aveva lo scopo di difendere la fede cattolica e per farne parte bisognava dimostrare di essere giusti e colti. In Sicilia vi sono stati più Toson d’oro  che in tutta Italia. Lo ebbero   Tagliavia, Grifeo, Reggio, Bonanno, Mancini, De Marinis (Gaspare barone di Muxaro, pur se non riportato nelle fonti, ha sul suo sepolcro scolpito il collare dell’ordine con appeso il Toson), Bosco, Barresi, Branciforte, Pignatelli, Ruffo, Santapau, Statella, Moncada e Gravina. Sebastiano Gravina Cruyllas, principe di Palagonia si fece ritrarre con il Toson d’oro al collo con il classico nastro rosso,  così come   Carlo V e Filippo IV di Spagna. Il  dipinto si trova a palazzo Gravina a Caltagirone.   E’ possibile che il Toson di S. Agata  provenga da una di queste famiglie, forse quella dei Reggio che ebbero un vescovo e  che furono imparentati con altre che ebbero  pure il Toson,  oppure dal figlio del vicerè Acuna che sposò una Gravina Cruyllas  ( il Toson penzola quasi sullo stemma di papa Gregorio XI). Luigi Filippo re dei francesi nominò Vincenzo Bellini Cavaliere della Legion D’onore. L’onorificenza venne consegnata al musicista catanese dall’amico Gioacchino Rossini . Alla morte del musicista i familiari donarono la medaglia a S. Agata. Il busto della santa è interamente ricoperto di gioielli; collane, anelli bracciali , croci sono tutti segni della grande devozione per la Santa.

 

Testo e foto di Giuseppe Di Vita

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